• In sala

    Digger

    «Livello numero 4». Con questa frase, rivolta direttamente al pubblico in sala, si chiude Digger, ultima opera di Alejandro González Iñárritu che torna a Hollywood dopo oltre dieci anni, realizzando quello che potrebbe essere considerato il suo capolavoro. Il regista messicano riprende tematiche e soluzioni formali già esplorate in passato, soprattutto in Birdman, ma le rielabora attraverso una satira sociopolitica capace di intercettare efficacemente le contraddizioni del nostro presente. Ne emerge un umorismo nero, pungente e provocatorio, che lascia lo spettatore contemporaneamente divertito e inquietato, chiamandolo direttamente in causa nelle dinamiche e nelle responsabilità messe in scena.

  • In sala

    Odissea (The Odyssey)

    Christopher Nolan reinterpreta il mito di Ulisse per riflettere sulla responsabilità morale di chi impiega il proprio ingegno per realizzare uno strumento di distruzione, trasformando il viaggio di ritorno a Itaca in un percorso dominato dal senso di colpa più che dalla riconquista eroica.

  • In sala

    Obsession

    Realizzato con un budget di circa 750 mila dollari, Obsession è uno dei casi più sorprendenti dell’horror contemporaneo, sia dal punto di vista degli incassi sia per la qualità del risultato finale. Curry Barker trasforma una storia d’amore in un incubo claustrofobico, riflettendo sul lato oscuro del desiderio.

  • In sala

    Michael

    Il film di Antoine Fuqua riesce a trasmettere quella natura fanciullesca che accompagnò il re del pop durante tutta la sua esistenza, attraverso una struttura narrativa dal tono quasi fiabesco. Troviamo infatti uno degli archetipi fondamentali del genere: il cammino dell’eroe. L’intera opera può essere letta come un percorso di crescita che porta il protagonista a scontrarsi con il padre, il quale tenta di ostacolare il suo desiderio di indipendenza artistica e psicologica. Un conflitto rappresentato simbolicamente dalla storia di Peter Pan, nella quale Michael si rifugia per cercare conforto.

  • In sala,  Uncategorized

    No other choice

    Una satira grottesca e feroce del sistema capitalistico, in cui l’umorismo nero si combina con una suspence di matrice hitchcockiana. Il film mostra come la riconquista della stabilità economica coincida con una progressiva disumanizzazione, in un mondo dominato dalla competitività e dall’efficienza, lasciando emergere il carattere solo apparente della vittoria finale.

  • Netflix,  Su piattaforma

    Frankenstein

    Chi è il vero mostro: la creatura o la società che la rifiuta? Il Frankenstein di Guillermo del Toro (2025) si inserisce nella lunga tradizione gotica e fantascientifica che interroga i limiti del progresso e della norma, rileggendo il mito ottocentesco attraverso una messa in scena fiabesca e tragica.

  • In sala

    Bugonia

    Lo sguardo del regista greco, qui con un impianto formale più sobrio rispetto all’esibizionismo stilistico di Povere Creature, osserva un’umanità senza speranza, destinata all’autodistruzione come unica possibilità di sopravvivenza del pianeta. Un discorso che il finale finisce però per stravolgere.