Black Mirror 7
La serie antologica di Charlie Brooker torna su Netflix nel tentativo di recuperare il successo e le atmosfere disturbanti delle stagioni precedenti. Il risultato è piacevole da vedere ma certamente non memorabile, lontano dai fasti del passato e non all’altezza delle aspettative.
A quasi due anni dalla scorsa stagione torna su Netflix (nella solita modalità all-at-once) Black Mirror, la serie televisiva antologica ormai cult e forse la più impressa nel recente immaginario collettivo. Supportata da un ricco cast, questa settima stagione giunge allo spettatore suscitando grandi aspettative, anche grazie alla nuova strategia di sequel e rimandi alle stagioni precedenti che per la prima volta rompe lo schema degli episodi a trama verticale. Tuttavia, nonostante alcuni momenti elevati, la stagione non riesce a restare impressa nella memoria, fallendo anche nel creare un discorso unico e solido in grado di catturare lo spettatore.
Suddivisa in sei episodi, girati da altrettanti registi ma tutti scritti dal creatore Charlie Brooker, questa stagione sembra voler ritornare alle origini dello show, ben consapevole dell’allontanamento delle ultime dallo spirito originale e del loro conseguente insuccesso. Brooker si muove quindi in territori più conosciuti, familiari, recuperando le precedenti atmosfere realistiche ma claustrofobiche, con semplici esseri umani che hanno a che fare con una tecnologia dalle enormi potenzialità e dunque infinite possibilità di utilizzo. Solo alcuni però sono gli episodi che meglio raccolgono l’eredità delle prime stagioni e che, presi singolarmente, sono a tutti gli effetti dei film coinvolgenti e memorabili. Spiccano Common people ed Eulogy, affascinanti ritratti di vita e problematiche quotidiane, dove ritorna appunto quell’attenzione ai personaggi e alle loro scelte che aveva fortemente caratterizzato l’opera ai suoi inizi.

Nel primo episodio un’eccellente Rashida Jones rimane vittima del sistema sanitario americano tanto da diventare, a seguito di un’operazione chirurgica al cervello, una vera e propria antenna trasmittente pubblicità di ogni tipo, a seconda del contesto e della conversazione che sta svolgendo. Con una sferzante critica al sistema di abbonamenti su piattaforma (fra cui la stessa Netflix), ancora una volta come in passato sono l’ironia amara e il focus sui problemi dell’individuo le carte vincenti su cui punta l’autore, raccontando storie intimamente vicine a noi spettatori. Lo stesso accade in Eulogy, quinta puntata, nella quale si segue il nostalgico viaggio nel passato di un anziano e malinconico Paul Giamatti, alla disperata ricerca di ricordi riguardanti un volto che la sua memoria ha ormai rimosso. L’attore regala un’interpretazione meravigliosa e perfettamente inserita nel contesto della puntata, cosa che non avviene invece in Plaything, in cui il discorso narrativo e contenutistico non riesce a raggiungere il livello di bravura di Peter Capaldi, che va come a oscurare gli altri aspetti dell’episodio. Certo è interessante l’aspetto metariflessivo e metatestuale insito nella creazione di un videogioco effettivo ispirato a quello visto nell’episodio e disponibile nella sezione Netflix Games, dunque la sempre più forte relazione tra media di vario tipo, che Black Mirror ha da sempre saputo catturare e raccontare.

E se il curioso tema del gaslighting, forma di manipolazione psicologica per cui si mettono in dubbio le percezioni e la memoria di una persona mentre questa subisce un torto, rimane solo accennato e non raggiunge la dovuta profondità in Bête Noire, è piuttosto Hotel Reverie l’episodio che sorprende, proponendo un’attraente riflessione metacinematografica. I protagonisti del film rimangono bloccati nelle immagini di una pellicola che non può non ricordare Casablanca e lì scopriranno uno spazio e un tempo molto più vasti e intensi di quanto uno spettatore, o un attore in questo caso, possa immaginare.
In definitiva, Black Mirror 7 è un tentativo discreto ma non completamente riuscito di riprodurre la formula (e il successo) originale: come USS Callister: Infinity, ultimo episodio e primo sequel nella storia dello show, l’intera stagione è un prodotto divertente, piacevole da vedere e in grado di intrattenere per la durata della narrazione. Eppure poco risulta memorabile e appagante (o disturbante) quanto i celeberrimi vecchi episodi; piuttosto la serie appare stanca, affaticata e povera di nuove idee, costretta a riavvolgersi su sé stessa per poter andare avanti. Cionondimeno resta degna di una visione, e soprattutto in grado di suggerire alcuni spunti di riflessione: primo fra tutti, quello della funzionalità di criticare un sistema all’interno del sistema stesso, concetto mai così preponderante eppure già visto e sfruttato precedentemente. Escamotage furbo o efficace? Agli abbonati Netflix la risposta…
Black Mirror
USA 2024
Settima stagione per Netflix, 6 episodi
Regia: Ally Pankiw, Toby Haynes, David Slade, Haolu Wang, Chris Barrett, Luke Taylor,
Cast: Rashida Jones, Chris O’Dowd, Awkwafina, Issa Rae, Emma Corrin, Paul Giamatti, Cristin Milioti, Jimmi Simpson


