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Decision to Leave

Decision To Leave, Park Chan-wook, 2022

Decision to Leave, premio per la Mise en scène di Park Chan-wook, viene presentato nel 2022 al 75° Festival di Cannes, deludendo, chissà, gli appassionati della meravigliosa Trilogia della Vendetta e rispettando i canoni della medietas.  Il film è una canzone, un’immagine e un profumo per coloro che hanno bisogno di ricordare il piacere del contatto umano, nell’epoca della distanza sociale, delle vetrine umane e del narcisismo.

“if grief envelops some like a crashing wave, there are some to whom it spreads slowly like ink in water “

Decision to Leave, premio per la Mise en scène di Park Chan-wook, viene presentato nel 2022 al 75° Festival di Cannes, deludendo, chissà, gli appassionati della meravigliosa Trilogia della Vendetta e rispettando i canoni della medietas. Aspettiamo di essere felici, perché illusi che la felicità giungerà prima o poi da noi, quando la realtà è che dovremmo raggiungerla noi, vivendo. Noi aspettiamo, come dune di sabbia che aspettano di essere annientate dalle onde, convinte che hanno tentato di resistere, ma solo troppo fragili per rimanere intatte. Tra l’attesa illusoria della felicità e la consapevolezza di dover cercarla autonomamente, entriamo in conflitto con noi stessi.

Come il conflitto tra acqua e fuoco o fra terra e aria, che genera equilibrio e dà la vita, anche la nostra lotta interiore genera equilibrio, ma esso si traduce in un nulla assoluto, una calma piatta mattutina o un cielo senza nuvole. Jang Hae-jun è come tutti noi: in conflitto con sé stesso, è un uomo che nuota tra certezza ed esitazione, tra verità e inganno. Innamorato della giovane cinese Seo-rae, un possibile sospetto in un caso di omicidio che lui stesso gestisce, Hae-jun lascia che la sua vita si sgretoli come una roccia quando è colpita da un’ onda feroce: tra un matrimonio traballante e la messa in discussione dei suoi metodi da detective, vive una nuova fase di incertezza, dove c’è spazio per una donna poco esperta della lingua coreana, che lo segue ovunque lui vada, e che fugge costantemente da ciò che cerca sempre, l’amore. 

I due recitano come Mirandolina e il suo cavaliere, immersi nella stessa locanda, pronti a giocare sul loro palcoscenico privato; c’è spazio per smartwatch che registrano le loro voci, airpods che trasmettono la loro canzone preferita e chat di WhatsApp attive nel cuore della notte, ma c’è spazio anche per antichi gesti di seduzione: una mano profumata della donna per ottenere la reazione dell’uomo, una foto rubata da conservare sulla lavagna dei “casi irrisolti” e ore di appostamento per scoprire tutto sulle abitudini dell’altro (un’attività voyeuristica che l’industria cinematografica e l’umanità compiono da decenni). 

Sono gesti di amore? O sono strumenti per provare quella felicità tanto attesa, lontana dalla crudele solitudine? Come viandanti su un mare di nebbia, Seo-rae e Hae-jun sono incapaci di amare perché sono due esseri soli. Lei incastrata in un passato che la imprigionerà anche nel futuro, lui impegnato a lottare tra una morale giusta e desideri negati. Non c’è connessione, digitale o umana, che li potrà mai unire. I personaggi di Chan-wook sono ancora uomini e donne profondamente soli, in lotta con la loro interiorità, piuttosto che con il mondo o con un nemico.  Il regista, insomma, non abbandona la sua poetica tradizionale, e ad alcuni di noi va bene così. Dimostra di aver imparato a soddisfarci, con una modesta sceneggiatura che chiede aiuto ai cineasti del passato (storie di femmes fatales e noir alla Chinatown devono essere rinnovati, per colpire gli occhi di chi ormai ha visto tutto) e grandangoli, soggettive sorprendenti e crash zoom.

L’esito è una strabiliante armonia tra i membri del corpo del film: il montaggio dona un ritmo cadenzato alla pellicola, e ci permette di guardare e ascoltare con profonda curiosità fino alla fine della narrazione; la costellazione sonora rilassa le nostre orecchie grazie ai leggeri pizzicati di violini e arpe che imitano il battito di un cuore innamorato; le parole, in cinese o in coreano, non è importante, sussurrano al nostro cuore, facendo addormentare la nostra mente. Ad ogni modo, Decision to Leave (a man) è di più: una canzone, un’immagine e un profumo per coloro che hanno bisogno di ricordare il piacere del contatto umano, nell’epoca della distanza sociale, delle vetrine umane e del narcisismo. Oggi, se incrementa il narcisismo, non sarà più indispensabile guardare negli occhi il nostro innamorato e volerlo ricordare per sempre.  Oggi, se incrementa la distanza, il grido d’aiuto di qualcuno sepolto lontano sotto la sabbia non si potrà sentire.

Roma, classe 2002. Laureata in Beni Culturali, ho potuto partecipare a laboratori di Archive Research e scrittura cinematografica e attualmente opero come redattrice all'interno della rivista MABUSE. Il mio rapporto con il cinema è stimolato dal desiderio di esplorare la natura umana e il mondo come macchina perfetta, una dispensatrice di letteratura, composizioni musicali e film in connessione fra loro. Senza trascurare il violino e il canto polifonico, spendo gran parte del tempo nelle sale cinematografiche. Sono speaker-conduttrice per la trasmissione radiofonica "Così Parlò Mabuse" ... a chi non piace avere uno spazio per dire che esistono film disgraziatamente brutti?