In sala

Il ragazzo e l’airone

Il Ragazzo e l’Airone, Hayao miyazaki, 2023

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia… 

 Kafka sulla spiaggia, Haruki Murakami, 2008 

Dalle profondità dell’animo umano, emerge un capolavoro di introspezione ed emozioni, plasmato dalla maestria di un talento unico nel suo genere. Il ritorno del maestro Hayao Miyazaki dopo dieci anni da Si alza il vento viene sorvegliato dal produttore Toshio Suzuki, pronto ad adottare l’approccio “zero marketing” affidandosi interamente alla creazione di un’enorme attesa e al passaparola. Questa strategia si rivela un successo trionfale, culminando con la presentazione del film alla prestigiosa Festa del Cinema di Roma e il suo trionfante debutto nelle sale italiane. Mantenendo la sua coerenza stilistica e narrativa, Miyazaki ricrea la profondità e la complessità del suo cinema immergendosi esclusivamente nelle potenti immagini e nelle visioni che esplorano trame narrative multiformi e diversi strati di significato. Ci si addentra in un fitto bosco abitato da simboli pronti ad affrescare quello che sembra essere il capolavoro conclusivo di uno dei più illustri maestri dell’arte visiva moderna.

In un Giappone sconvolto dalla Seconda Guerra Mondiale il giovane Mahito Maki, afflitto dalla perdita della madre, si imbarca in un’avventura mistica quando insegue un misterioso airone cenerino fino a una torre magica. Accompagnato dalla coraggiosa domestica Kiriko, Mahito si trova immerso in un mondo fantastico popolato da creature e intrighi magici. Mentre affronta le sue paure più profonde confrontandosi con il destino, Mahito deve decidere se accettare il suo ruolo di custode della torre o tornare nel mondo reale per affrontare il futuro con la sua famiglia. 

Il film offre uno sguardo intimo sulla vita di Miyazaki, che trasforma il suo vissuto personale in un’opera cinematografica ricca di simbolismi. Ci si imbatte rapidamente in personaggi familiari che evocano atmosfere già note ai fan dei suoi lavori precedenti, come La città incantata e Il castello errante di Howl. Basti pensare ai piccoli warawara, che ricordano gli spiriti della foresta di La Principessa Mononoke, mentre le oscure anime dei soldati caduti, presenti nelle rappresentazioni di Akira Kurosawa in Sogni, estendono il campo dei riferimenti ben oltre il cinema nativo. Del resto le influenze culturali e cinematografiche si manifestano dalle architetture di Tokyo ai costumi dei personaggi: è presente una vasta gamma di fonti, dalla pittura tradizionale giapponese alla cinematografia europea e americana, che contribuisce a plasmare un universo visivo unico e coinvolgente. L’airone, simbolo ricorrente nella cultura giapponese, riveste un ruolo centrale: rappresenta concetti di purità, transizione e passaggio tra mondi. 

Miyazaki utilizza il film come una forma di espressione artistica e un mezzo per trasmettere un messaggio di speranza e ottimismo per il futuro. Il film invita le future generazioni a riflettere sulle lezioni del passato e a impegnarsi nella costruzione di un mondo migliore, privo di violenza. Non si tratta solo di un’opera d’arte visiva; è anche un’ode alla potenza dell’immaginazione e alla capacità umana di trovare bellezza anche nei momenti più bui. Ci ricorda che, anche nelle tenebre della guerra, la speranza e la creatività possono ancora sollevarsi come un’ala d’airone nel cielo tempestoso.

Flavia Pantanella

Roma, classe 2004. Studentessa della triennale di Beni Culturali (curriculum spettacolo), guidata da una passione profonda per l'arte visiva e sonora. L'esperienza delle giornate del cinema muto di Pordenone è stata la più incisiva finora: ho scoperto capolavori del cinema muto che ancora non conoscevo, storie silenziose che mi hanno lasciato un segno profondo. Scrivo per raccontare l'anima nascosta di ogni film e sogno di portare queste storie anche in radio. Al cinema devo molto: mi ha fatto scoprire la musica, che per me è ossigeno. Appassionata di horror psicologico, whodunit e fantascienza.