In sala

Gloria!

Gloria!, Margherita Vicario, 2024

Gloria!: così, prendendoci per il colletto e gridandoci nelle orecchie, Margherita Vicario, maggiormente nota nel panorama del cantautorato contemporaneo italiano, esordisce sul grande schermo con un’operazione fresca e profonda, capace di unire musica, immagine e messaggio femminista in maniera nuova e incisiva.

Intorno all’inizio del XIX secolo, in un collegio di orfane del Friuli, un gruppo di giovani e talentuose musiciste riceve il compito di esibirsi in concerto per Papa Pio VII. Tra loro emergerà Teresa (Galatea Bellugi), serva del prete/compositore Perlina, dall’innata propensione per la musica. Sarà grazie a lei che il gruppo di donne troverà le note della concordia, della crescita personale e artistica, e infine la libertà.

Come affermato dalla regista, «il film ha la musica come protagonista [e] usa la musica come linguaggio narrativo», scelta particolarmente evidente nelle scene più concitate, dove il ritmo del montaggio segue attentamente i brani musicali composti da Davide Pavanello e Vicario stessa. Brani spesso coadiuvati da una certa vorticosità delle immagini, con una macchina da presa (sempre a mano) molto dinamica, dal forte trasporto emozionale e sensoriale. In contrapposizione a ciò Vicario ci vuole anche restituire la potenza del silenzio, quello in primis della laguna veneta, con i suoi colori e sapori (interessante il lavoro fotografico di Gianluca Palma, la cui forte impostazione pittorica ricorda, specie nella gestione illuminotecnica degli interni, il lavoro di John Alcott su Barry Lindon). Qui la macchina si ferma, respira, prende fiato, per tornare poi a gettarsi nella mischia. Ma prima passa per un altro stadio: delicata sa muoversi tra i volti dei bambini, fondamentali nella loro marginalità, li accarezza, tenera come tenero è il cuore della protagonista Teresa. È qui che la macchina diventa quasi un terzo attore. Questa, muta osservatrice come Teresa, come i bambini, diviene spettatrice inerme di un’apparente condizione di immobilismo sociale (soprattutto femminile) che sarà progressivamente spezzata dalla vitalità delle “piccole donne” musiciste. La macchina, così facendo,riflette nei suoi movimenti un’altra dinamica centrale della pellicola, ovvero l’istinto: è l’istinto, di dominio infantile, che si conserva in Teresa a divenire, in ultima analisi, l’unica cura a un mondo di rigide sovrastrutture. 

Gloria! mette così in luce una dinamica storica importante e trascurata – la condizione delle numerosissime musiciste e compositrici orfane italiane mai emerse per colpa delle dinamiche di genere – attraverso una narrazione incentrata sul femminile e sul femminismo. Il tutto tramite la musica, che tesse le trame della crescita delle ragazze e della loro imposizione nel mondo e nella Storia: abituate alla musica classica, imposta dall’alto, esse arriveranno a scoprire nuovi lati della loro personalità (come l’intrinseco impulso alla trasgressione) grazie a Teresa, che porterà nel loro rigido panorama musicale la lingua jazz e pop. Un anacronismo vistoso e voluto, di grandissimo impatto: è dove le parole non riescono ad arrivare che la musica irrompe e stravolge le vite.

A questo scopo è anche utile notare la composizione spaziale dell’opera: è solo scendendo e chiudendosi nella grotta del pianoforte che le musiciste potranno tornare alle origini, scrollarsi di dosso le imposizioni musicali e sociali, per conoscere il ritmo originale della loro musica e personalità riuscendo, infine, a guadagnarsi la tanto desiderata “Aria!” (titolo del primo brano pubblicato dalla colonna sonora). Non a caso la regista (con una maturità notevole per un’opera prima) gestisce in modo specifico la scelta delle inquadrature, preferendo campi larghi, spesso grandangolari, negli esterni e nei momenti in cui le ragazze si ritrovano in contatto con il mondo “istituzionale”, mentre alla luce delle candele lascia che la macchina si avvicini, entri in intimità con i personaggi e scruti con i suoi primi piani il legame che va consolidandosi tra le donne.

Unica nota negativa è forse attribuibile allo sviluppo dei personaggi: se Teresa o il primo violino Lucia (Carlotta Gamba) o ancora il dispotico Perlina hanno un chiaro sviluppo, altri personaggi come il giovane amante del prete, Cristiano (Vincenzo Crea), o il simpatico liutaio Elio (Stefano Belisari) presentano un grande potenziale non sviluppato.

Questo è Gloria!, un esordio dall’energia travolgente e dagli obiettivi chiari. Operazione chiaramente figlia del suo tempo e del suo genere, che sa però trasportare altrove, grazie alle ottime colonne sonore, alla ricostruzione scenografica dell’Italia napoleonica e alla sospensione temporale offerta dagli squarci di laguna (e del canton Ticino). Incredibile il finale, sorprendentemente grottesco a tratti, per come riesce per un momento a farci dimenticare la probabile punizione che subiranno le ragazze per la loro trasgressione, lasciandoci una fragile ma potente sensazione di gloriosa rivincita.

Gabriele Romagnoli